Villa Scabrosa

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R. Bowyer, Villa Scabrosa, 1809

 Uomo dal sapere vasto ed enciclopedico, appassionato cultore di molteplici interessi, Ignazio Paternò Castello (1719-1786), V principe di Biscari, fu personalità di spicco della cultura illuminista siciliana. Membro di diverse accademie, nonché della massoneria, egli fu un indiscusso punto di riferimento per i viaggiatori europei, che nel Settecento affluivano numerosi in Sicilia, attratti dai tesori archeologici dell’isola. Del principe Biscari, che li accoglieva nella sua dimora e li guidava nelle loro visite, i grandi viaggiatori esaltarono, nei loro scritti, le qualità di dotta cultura, illuminato mecenatismo, saggio filantropismo, grande generosità, signorile ospitalità.  Il palazzo, la biblioteca, le collezioni e le ville del principe destavano grande ammirazione nei visitatori, che nei loro resoconti di viaggio ne descrissero le meraviglie.

Bibliofilo, antiquario, archeologo, naturalista, Ignazio Paternò Castello coltivò le lettere, le arti, le scienze, la medicina e l’anatomia. La sua passione naturalista si espresse nei progetti di due opere di straordinaria bellezza, quali il Laberinto e la Villa Scabrosa (o Rascosa). Nel Laberinto, un giardino con vasche ornamentali, il principe Biscari realizzò un orto botanico ricco di specie rare, una sorta di labirinto vegetale, con filari di cipressi, piccole grotte e intricati corridoi sotterranei. Venduto al Comune nel 1855 e unito all’Orto del Salvatore, da Filadelfo Fichera fu sistemato a giardino pubblico, intitolato a Bellini.Di Villa Scabrosa, sorta sopra un terreno roccioso formato dalle lave del 1669 in prossimità del mare, non rimane traccia, se non nelle descrizioni dei grandi viaggiatori italiani, francesi, inglesi e tedeschi, ospitati dal principe.

Lombardo Buda, autorevole biografo di Ignazio Paternò Castello, racconta che il principe «apre fin dal 1754 senza badare a larga effusion di danaro una pubblica strada di 2/3 di miglio dal Castello Ursino alla spiaggia del golfo in mezzo alla viva inaccessibile lava del 1669; vi stabilisce una villa, coll’idea di rinnovarvi le antiche delizie de’ Catanesi devastate dalle più formidabili revoluzioni della Natura».

Lombardo Buda riferisce, altresì, che il principe «vi forma un lago, chiudendo un braccio di mare quasi in piccolo porto; l’unisce ad altro lago superiore (formato questo da tempi troppo lontani dall’età nostra, da perenne, e limpida acqua sorgente da rudi scogli) per ampio canale apertovi nel vivo masso, di sorta che mescolate le acque salse colle dolci servano d’albergo a de’ pesci, di sfogo reciproco e libero alle correnti, di salubrità all’aria che vi si riproduce, e di ristoro delizioso a suoi Cittadini: fa che agli amatori dell’Istoria di sua Patria si rinovi un non so che l’idea della Naumachia già sepolta dall’inclemenza vulcanica del secolo trapassato». (G. LOMBARDO BUDA, Elogio d’Ignazio Paternò Castello scritto dal suo bibliotecario ed antiquario Giuseppe Lombardo Buda, in AA. VV., Varj Componimenti dell’Accademia degli Etnei per la morte di Ignazio Vincenzo Paternò Castello Principe V diBiscari, drizzati a sua Eccellenza D. Francesco d’Acquino principe di Caramanico, viceré di Sicilia…, Catania, 1787, pp. 41-43).

Per ampliare l’estensione del suolo sciaroso già in suo possesso, di fronte al palazzo Biscari alla Marina, nel 1765 il principe acquistò un terreno, di proprietà del sacerdote Francesco Tempio. Recintato il grande tratto di lava, raggiungibile sia via mare, in barca, sia via terra, grazie alla nuova strada della Plaja aperta nel 1754, ebbero inizio i lavori per l’edificazione della Villa Scabrosa.

Le opere, che si protrassero per molti anni, permisero la realizzazione di uno straordinario complesso, che oltre agli appartamenti comprendeva un giardino paesaggistico fuori dal comune, creato sulle lave facendo trasportare la terra per piantare gli alberi, e due grandi vasche di acqua dolce, alimentate da sorgenti forse collegate con il Giudicello, ossia l’antico fiume Amenano.

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 Chatelet, Villa Scabrosa, 1785

Una dettagliata descrizione della Villa Scabrosa è offerta dall’inglese Henry Swinburne, che soggiornò a Catania alla fine del gennaio 1778. Nel suo Viaggio nelle due Sicilie negli anni 1777-1780, pubblicato a Londra nel 1783-85, Swinburne scrive: «Trascorsi molte ore a contemplare quella che io considero la maggiore curiosità di Catania: Villa Sciarra, di proprietà del principe di Biscari. Qualche anno fa egli recintò un gran tratto di lava che era fuoriuscita dall’Etna nel 1669 e che, dopo aver accerchiato la vecchia fortezza dove risiedevano i sovrani aragonesi, aveva concluso il suo corso distruttivo nelle profondità del mare. Su questa superficie nera e impenetrabile il principe creò un giardino, fece costruire appartamenti, la collegò a un’eccellente strada carrozzabile, fece piantare degli alberi su terra trasportata qui da altri posti e, cosa che sembra quasi incredibile, fece costruire due grandi vasche di acqua dolce, alimentate da sorgenti che sgorgano dalla lava. Non so se queste acque sono collegate con il singolarissimo ruscello chiamato Giudicello, l’Amenano degli antichi, che attraversa Catania… Le vasche della villa, gremite di pesci e uccelli acquatici, sono protette dalla furia del mare circostante da un robusto molo, unica barriera tra l’acqua salata e l’acqua dolce. Quando soffia lo scirocco o il vento di levante il mare è molto agitato e le onde frangendosi sul molo rendono le acque leggermente salmastre, ma non sembra che i pesci ne siano infastiditi. Essendo per il creatore di quest’opera straordinaria una fonte di salute e di svago innocente, egli vi si reca ogni giorno ed è impaziente di mettere in pratica tutte le idee che gli vengono in mente per renderla sempre più bella». (H. SWINBURNE, Travels in the two Sicilies in the Years 1777, 1778, 1779 and 1780, London 1783-85, trad. it. Viaggio nelle due Sicilie negli anni 1777-1780, a c. di M. G. Nicolosi, La Spezia 2000, pp.113-114).

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H. Swinburne, Villa Scabrosa, 1785

 

Nel gennaio 1778, dunque, erano stati già costruiti gran parte del complesso e i due vivai per i pesci, che suscitavano grande ammirazione tra gli stranieri e forte avversione negli abitanti, che li ritenevano fonte di malattie e causa di morte.

Dopo la morte del principe Ignazio, il complesso si avviò verso un inesorabile decadimento, che ne avrebbe annullato l’esistenza. Ma ancora sul finire del secolo, Villa Scabrosa provocava straordinarie sensazioni nei viaggiatori, che avevano modo di visitarla.

Lo testimonia la descrizione fattane dal comasco Carlo Castone, conte della Torre di Rezzonico, che fu in Sicilia dal 1° d’agosto 1793 al 12 gennaio 1794. Nel racconto del suo viaggio, pubblicato a Como nel 1817-18, si legge: «Andando alla villa scabrosa di Biscari, un più solenne spettacolo mi si aprì di avanti, e tennemi lungamente sospeso fra la maraviglia e l’orrore. La lava, cadendo nel mare, ha formata una terribil punta ed erettovi un molo asprissimo, su cui non temé il principe di piantare una villa con enorme di spendio, quasi disfidando a pugnar seco cipigliosa la natura, che in buona parte è già vinta e spogliasi dell’informe ed orrida apparenza per assumerne una novella simetrica e dilettosa. Quand’io v’andai era il mare in burrasca, onde rompevano l’onde biancheggianti di spuma contro acuti e negrissimi scogli, e tant’alto salivane lo spruzzo, che tutto m’irrorava il volto nel breve tragitto d’una larga via lastricata di vulcaniche pietre… Le peschiere e l’immagine di castello sovra un arsiccio e bitorzoluto macigno sono romanzeschi ornamenti che s’invidiarebbero dagli inglesi, ed annunziano l’impareggiabile grandezza di quel cittadino che tanto illustrar seppe la patria». (C. CASTONE DELLA TORRE DI REZZONICO, Viaggio della Sicilia, a c. di S. Di Matteo, Palermo 1993, pp. 170-71).

 

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I. Clark, Villa Scabrosa, 1819

 

La necessità degli eredi di fronteggiare i debiti lasciati dal principe impose il progressivo smantellamento del complesso. Venduti i terreni  e interrati i vivai, fu cancellato il disegno e fu perduta persino la memoria di Villa Scabrosa.


  
Villa Scabrosaultima modifica: 2012-02-17T08:44:00+00:00da comitatoisact
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