Umberto Boccioni a Catania…

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Umberto Boccioni Autoritratto 1908

olio su tela, 70 x 100 cm

 Milano,Pinacoteca di Brera

 

Sul finire degli anni Novanta, nella città etnea approdava un giovane destinato a essere tra i principali protagonisti del Futurismo. Giunto a Catania nel 1898 al seguito del padre, impiegato di Prefettura, Umberto Boccioni[1] ne apprezzò subito il clima mite. «Tu domandi se arriva la neve a Catania? Qui […] dicono che fa un freddo indiavolato, e che gela l’inchiostro sulla penna, figurati dunque che dicono freddo quando si va via senza cappotto alla mattina, e quasi alla sera, e mentre io scrivo sono le 8 della mattina la finestra è aperta spalancata e la gente passa tutta senza cappotto. Dunque se invece d’essere un inverno dei più gelati come lo chiamano qui fosse un inverno buono noi con i vestiti che abbiamo potremmo vendere i nostri cappotti e buona notte», scriveva il 26 dicembre 1898 alla sorella Amelia rimasta a Padova.

A Catania si compì una fase importante della formazione del giovane Boccioni. La vita culturale della città era ricca di fermenti, alimentati da personalità quali Giovanni Verga, oggetto di unanime venerazione, Luigi Capuana, che nella città etnea amava soggiornare, Mario Rapisardi, il ribelle poeta di orientamento socialista autore del Lucifero, Federico De Roberto, lo sdegnoso autore de I Viceré, pubblicato a Milano nel 1894; nel teatro, operavano personaggi quali Nino Martoglio, Angelo Musco, Giovanni Grasso.

A Catania avvenne l’esordio letterario di Boccioni con il romanzo, intitolato Pene dell’anima, nel quale era descritta la “Playa”, la spiaggia da lui assiduamente frequentata. A Catania, dove collaborò come cronista alla “Gazzetta della sera”, maturò il suo interesse per il mondo del giornalismo e per il campo dell’illustrazione che cominciava ad accompagnarne i pezzi.

Nel clima progressista della “Milano del Sud”, nella quale Giuseppe De Felice Giuffrida guidava le dimostrazioni di operai e studenti, Boccioni non rimase insensibile al carisma del leader siciliano dei Fasci, capace di suscitare consensi che si trasformavano in acclamazioni popolari. Alle idee del socialismo defeliciano, Umberto si accostò grazie a Guglielmo Policastro, un giovane letterato seguace di De Felice; fu lui a introdurlo nella cerchia dei sostenitori, che usavano incontrarsi in un caffé cittadino vicino al Municipio, dove nacque l’amicizia di Boccioni con altri giovani di grandi speranze, quali il filosofo Francesco Marletta, il giornalista socialista Turiddu Russo e il poeta Giovan Battista De Seta, autore di rime dedicate a contadini e operai.

A Catania, presso la Scuola Tecnica “Agatino Sammartino”, Boccioni conseguì il diploma nel 1899, in seconda sessione, dopo essere stato rimandato in calligrafia, computisteria e, persino, disegno. Da Catania Boccioni partì per la capitale nell’autunno del 1899, accompagnato da un taccuino con schizzi, fotografie e ricordi. Tra gli amici che, al momento della sua partenza, vergarono con pensieri e auguri il suo taccuino, oltre ai compagni di scuola, come Mario Nicotra e Vincenzo Daidone, c’erano Turiddu Russo e Giovan Battista De Seta, il direttore della “Gazzetta”, Paolo Arrabìto, e tre redattori, Luigi Palizzi Campagna, Giuseppe Cavaretta e Guglielmo Policastro.

A Catania Boccioni lasciò alcuni manoscritti degli anni siciliani, compreso il romanzo, ma anche una serie di tempere e di disegni, donati a Mario Nicotra, l’amico catanese, cui rimase legato da un rapporto saldo e durevole, protrattosi nel tempo. Da Catania Boccioni portò con sé i colori degli agrumeti, del mare, della spiaggia, del vulcano e del suo magma. A Catania Boccioni ritornò nell’estate successiva, e forse in alcune delle estati seguenti.

 
S. BOEMI, Mimi Lazzaro un luogo e una vita, Catania, 2011


[1] Sulla biografia di Boccioni si veda G. AGNESE, Vita di Boccioni, Camunia, Milano, 1996.

Umberto Boccioni a Catania…ultima modifica: 2013-09-23T12:54:00+02:00da comitatoisact
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