Si chiama Umberto Boccioni (2)

 

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Umberto Boccioni La Risata 1911

olio su tela, 145 x 110 cm

New York, Museum of Modern Art

 

Di carattere abbastanza chiuso, di modi aspri, Umberto sorride raramente. Però sa ridere di cuore. Anzi talvolta scoppia in risate contagiose. E forse sono anche queste schiarite di allegria che gli aprono l’animo degli amici, alcuni dei quali parteggiano per l’ideale socialista apertamente, non con le cautele del giornalista Policastro. Come è il caso, per esempio, di Turiddu Russo e del gruppetto di compagni che con lui s’incontrano nel caffè Tricomi, di fronte al Municipio, punto di ritrovo dei fedelissimi di De Felice Giuffrida. Turiddu ha però piuttosto la vocazione del giornalismo politico; mentre Umberto, come Giovan Battista De Seta, un altro dei suoi amici, inclina alla creatività letteraria, tanto che scrive poesie e ha cominciato un romanzo, Pene dell’anima, nel quale le ragioni narrative cedono il passo alle intenzioni filosofiche e alle preoccupazioni formali, con ciò rivelando le precedenze a cui più tiene l’autore.

Anche De Rosa scrive poesie, le più belle che fioriscano nella compagnia di giovani frequentata da Umberto. Sono liriche lievi, che si colorano di tinte struggenti, ma che talvolta purtroppo  perdono quota riflettendo motivi e atmosfere di questo momento sociale. Ecco i versi di Giovan Battista De Seta dedicati alla sorella morta lontano; ed ecco Le plebi, Borghesi, Zolfara, poesie nelle quali il sentimento dell’autore sposa la causa dei braccianti della Piana, dei monatori, della stessa povera gente di Catania; la gente chiamata alla rivolta, negli anni scorsi, da De Felice Giuffrida e dagli altri promotori dei Fasci Siciliani. Di famiglia borghese, Giovan Battista è culturalmente legato – e si potrebbe dire che è in debito, considerando le letture cui è stato avviato – a un ingegno ventiquattrenne, che esercita una marcata influenza su tutto un ambiente di giovanie di giovanissimi nel quale, per alcuni aspetti, si è sviluppata la personalità di Boccioni: Francesco Marletta, filosofo, sociologo, moralista, dantista, matematico, naturalista e chi più ne ha più ne metta; ma specialmente, orditore di una mobilitazione intellettuale, che assume e propri campioni ora il Rousseau del Contracte social e ora lo Stirner dell’individualismo anarchico. In vero diversamente da Turiddu Russo e da Giovan Battista De Seta, Umberto non appare catturato da questo ambiente; e anzi, sembra che se ne distacchi, per trasferirsi a Roma, certamente con accorato rammarico, ma anche con quella disinvoltura che gli viene dal suo carattere determinato, che gli consente di mettere punto e andare a capo.

 

 

G. AGNESE, Vita di Boccioni, Camunia, Milano, 1996.

Si chiama Umberto Boccioni (2)ultima modifica: 2013-09-25T20:11:19+02:00da comitatoisact
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